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PROGETTO TEATRANDO 2026 – ATTO FINALE

16 maggio 2026, auditorium di via Meda, Rho

Ore 20:05: prove generali

La tensione comincia a salire, l’emozione è palpabile, l’adrenalina ha preso il sopravvento sulla fatica: le prove generali sono state lunghe, il congedo previsto per le 14:00, il teatro si sarebbe dovuto fermare, ma è rimasto animato dagli attori alle prese con le ultime, disperate, prove di memoria. Gli impegni scolastici, sia al mattino che al pomeriggio, presso l’Istituto Mattei sono stati numerosi ed impegnativi, ma all’ultima curva non ci si può permettere di sbagliare. Qualcuno sbircia dalle quinte, non troppo perché porta male; qualcuno misura il palco a grandi passi come già provato mille e più volte; qualcuno riflette; qualcuno parla da solo; alcuni dettagli colpiscono l’occhio esterno: il viso rivolto verso il basso di alcuni e lo sguardo perso nel vuoto di altri, immaginando di essere in un tempo e in un luogo diversi. Qualche sorriso e anche qualche lacrima cominciano ad affiorare sui visi.

Ore 20:45: quarto d’ora accademico in attesa che le ultime poltrone libere in sala siano occupate.

Ora non c’è più tempo. Buio. Il sipario si apre e comincia la magia.

Quest’anno torna Aristofane con Gli Uccelli, opera del 414 a.C., così lontani nel tempo, ma così vicini alla nostra quotidianità. La storia ci racconta di due uomini che, per sfuggire alla corruzione e al declino della società del loro tempo, scelgono di rifugiarsi in un mondo più elevato, nel vero senso della parola, a metà strada tra la terra degli uomini e il cielo degli dei: il mondo degli uccelli. I due protagonisti, accecati dalla prospettiva del potere, finiranno per contagiare questa nuova società importandovi gli stessi vizi dai quali erano fuggiti.

Ore 21:00: dalle quinte compaiono i presentatori.

Mariagrazia, abito lungo da serata di gala, diligente e professionale, accompagna il pubblico all’interno del racconto con eleganza innata e Ciprian, completo nero da presentatore televisivo, capace da subito di far nascere i primi sorrisi sul volto degli spettatori.

Due ragazzi veterani del progetto Teatrando, al quale partecipano da tre anni, sempre pronti ad assumersi qualunque compito, tra i primi ad imparare la parte assegnata, confermano fin da subito il successo del proprio percorso personale: da studenti riservati a personalità carismatiche in grado di tenere testa ad una platea al completo.

Persi nella magia del teatro… ora non più rilevante.

I protagonisti, Pisestero e Evelpide alias Luca/Tomi e Federico.

Per Luca esordio assoluto sul palcoscenico e, da subito, gli è attribuito il difficile ruolo del protagonista. Ligio al dovere e dal buon umore contagioso, durante tutto il percorso, si presenta alle prove generali carico di tensione. La fatica e l’emozione del palco sembrano avere la meglio su di lui nelle prove del mercoledì. Inizia lo spettacolo: avviene la metamorfosi. Luca è padrone assoluto del palco; nessuna imprecisione, capacità di improvvisazione, carisma, umorismo, spontaneità: una frase sentita chissà dove ritorna in mente pensando alla sua performance: il grande calciatore gioca bene, il fuoriclasse inventa. Il pubblico si sente accanto a lui fin dalle prime battute. La magia prosegue anche con il diabolico Tomi, anch’egli attore esordiente. Il confronto tra i due è difficile: il primo, ragazzo elettrico dal volto angelicato, il secondo, ragazzone dall’aspetto possente e dalla simpatia contagiosa. Dall’ingresso sul palco nella terza scena, ci si domanda se Tomi si sia impossessato molto bene della parte o se sia la parte ad essersi impossessata di lui.  Il percorso personale dello studente durante il progetto potrebbe essere riassunto nelle espressioni: “Così va bene?”, “Prof, la proviamo di nuovo?”, “Devo cambiare qualcosa?”; sul palco il discorso cambia: la maniacale precisione, che forse celava un po’ di insicurezza, si trasfigura in sconcertante naturalezza e totale padronanza del ruolo.

I due sono accompagnati dal gregario Federico/Evelpide, al suo secondo anno di partecipazione alle attività del teatro. Ragazzo educato, sempre dietro le quinte in classe, preciso, scolastico, uomo di altri tempi e spesso lontano dai riflettori, in scena si riscopre personaggio chiave per la buona riuscita dello spettacolo. Per lui una riconferma dopo essersi conquistato una parte importante, da esordiente, nello spettacolo dello scorso anno.  

Le scene corali, quest’anno, sono state numerose e non facili da gestire per gli attori, molti di loro si sono impegnati tanto nel coro quanto in parti specifiche: dal mago, alle guardie, dall’influencer al poeta, dal maranza, al sacerdote (particolarmente esilaranti), fino alle improbabili divinità. La capacità di coordinarsi e di mantenere vivo l’interesse del pubblico sono state esemplari; tutti i personaggi hanno saputo alternare al meglio i momenti comici e distensivi alle pause di riflessione su tematiche profonde: i valori di una società ideale, abituata alla libertà e all’uguaglianza, soffocati dall’ambizione, dalla corruzione, dalla brama di potere e di successo fino all’opportunismo, sono argomenti che, pur individuati nel mondo antico, toccano ancora oggi la realtà giovanile contemporanea. Da quest’ultimo gruppo di personaggi, molto eterogeneo per carattere e ideali, si distinguono, nello svolgimento della trama, la grande Upupa/Giada e la ribelle Alicone/Diana; la prima, al suo esordio e spesso nascosta dalle folte chiome, si è fatta trovare pronta ad interpretare un personaggio importante, simbolo di corruzione e opportunismo; la seconda, capace tanto di recitare quanto di improvvisare per compensare la complessità del suo personaggio tanto coraggioso da prendere posizione contro il nuovo ordine costituito.

Ore 22.45: tempo di applausi.

I presentatori rientrano in scena per l’ultimo grande momento: dalle presentazioni degli attori traspare soddisfazione e distensione. La fatica viene ripagata, ogni sforzo trova compimento negli applausi della platea.

Raccogliendo i pareri degli spettatori, le risate, le riflessioni e le emozioni provate, il progetto Teatrando si conferma attività di punta dell’Istituto Tecnico Mattei, capace di mettere in scena studenti molti diversi tra loro da tanti punti di vista, orientandoli al raggiungimento di un traguardo comune. I professori Albanese, Di Toma, Mariocchi e Mor, accompagnati alla regia da Francesco, hanno saputo far esprimere, ancora una volta, il potenziale degli attori permettendo loro di superare diffidenza, timidezza e paura di mettersi in gioco orientandoli alla scoperta di un nuovo aspetto di se stessi.